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BirreGargano

La birra che racconta il Parco nazionale del Gargano

Promuovere il proprio territorio attraverso le sue materie prime, i suoi frutti, i suoi prodotti. È da questo semplice, ma infallibile dogma del marketing che nasce la storia di Birra del Gargano: una vera e propria “beerfirm”, realizzata in collaborazione con alcuni dei migliori mastri birrai del Sud Italia e con alcuni validi produttori locali.

Il progetto nasce nel 2015 per volontà di Vincenzo Ottaviano, che insieme al fratello gestisce il noto ristorante di famiglia Al Trabucco di Mimì a Peschici, situato in uno dei più spettacolari tratti costieri del Parco nazionale del Gargano.

“Il nostro obiettivo era quello di far conoscere alcuni dei prodotti del nostro territorio in un modo originale, diverso dal solito. Negli anni ho avuto l’opportunità di avvicinarmi al mondo delle birre ed è stato naturale unire le due cose”, racconta Vincenzo.

Birra del Gargano si dimostra infatti fortemente legata al suo territorio in tutti gli aspetti: dagli agrumi tipici della zona utilizzati per la produzione delle birre, come il Femminello del Gargano e la scorza delle arance Biondo, fino alle meravigliose etichette realizzate dall’illustratore pugliese Lorenzo Tomacelli.

Ogni birra infatti racconta un luogo e una storia diversa, come la baia di Sfinale con la sua torre o gli orti di Peschici.
La prima etichetta è stata quella della Bianca del Gargano, la più famosa e apprezzata, caratterizzata dall’utilizzo di fiori e scorze d’arancia del Gargano IGP e dal pregiato grano duro Senatore Cappelli della Daunia.

Lorenzo Tomacelli al lavoro nel suo studio di Cerignola.

Per Lorenzo, che oltre ad aver già lavorato per altre aziende nel settore food&beverage, ha realizzato anche diverse copertine di libri per ragazzi e partecipato a festival nazionali come il Cheap Festival di Bologna, sono stati mesi di studio e ricerca.

“L’idea era quella di raffigurare un paesaggio garganico ispirato a un luogo reale, un orto nella baia di Peschici”, spiega Lorenzo.
“Un tempo c’erano molti più orti, mentre ora la maggior parte è stata abbandonata. Quello raffigurato sull’etichetta invece è tuttora esistente, anche se abbiamo inserito un agrumeto al posto delle coltivazioni reali e la figura di una donna in primo piano, ispirandoci alle storiche pubblicità dei commercianti di agrumi del Gargano, nelle quali erano raffigurate donne vestite in abiti tradizionali con cesti d’arance e limoni”.

“I riferimenti storico-artistici si riscontrano soprattutto nei gioielli del Gargano che la donna indossa. Gli orecchini cosiddetti “a campana”, tipici di Monte Sant’Angelo e San Marco in Lamis sono quelli che hanno catturato di più la mia attenzione”, spiega Lorenzo sul sito ufficiale.

“Tali oggetti sono un’eredità del mondo romano e bizantino (come suggerito da Anna Maria Tripputi e Rita Mavelli nel libro Ori del Gargano, edito da Grenzi editore) e venivano indossati dalle giovani e dalle signore in occasione delle festività più importanti del paese. Fino almeno a metà del secolo scorso erano esibiti con orgoglio perché simbolo di ricchezza e prosperità. Solitamente si trattava di doni del fidanzato alla futura sposa. Altro elemento che compare nell’illustrazione è lo spillone da testa, sempre parte del corredo delle donne”.

E il risultato di tanto lavoro e ricerca non si è fatto attendere: “Con Lorenzo c’è stata intesa fin da subito, mi è sempre piaciuto il suo stile ed è stato molto bravo a mettere in evidenza non solo i luoghi fisici, alcuni angoli bellissimi di questa zona, ma anche la tradizione e la cultura delle nostre terre”, conferma Vincenzo.

Nel giro di pochi mesi sono state poi realizzate le altre etichette, come la Saison del Gargano, la bionda realizzata con grano antico Saragolla, che vede in lontananza la torre di avvistamento di Sfinale, tra Peschici e Vieste, e la Gose del Gargano, birra sour arricchita con scorza fresca di limone del Gargano Igp, coriandolo e sale marino (rappresentato con le saline di Margherita di Savoia, verso la zona di Barletta).

Infine, le ultime due arrivate, la Porto Galla e la Wild Gose, con la prima che mette in evidenza la scorza d’arancia tipica dei dolci canditi di Vico del Gargano, e la seconda realizzata in collaborazione con il birrificio Cask Irpinia Barrel.

La linea Gargano al completo.

Per il Parco nazionale del Gargano si è trattato di un’iniziativa importante, un modo diverso per esportare il nome fuori dai confini regionali, anche se non direttamente coinvolto.

“Siamo felici se grazie ai nostri prodotti potremo dare una mano al parco, promuovendolo in maniera positiva e incuriosendo gli appassionati di birra e natura come me”, conclude Vincenzo.
“Ci sono tanti luoghi meravigliosi che meritano di essere visitati. Il mio posto del cuore? Sono un amante della tavola e in quanto tale ho un debole per la baia di Sfinale, una spiaggia perfetta per fare surf e godersi il panorama: non a caso l’abbiamo inserita proprio in una delle nostre etichette!”.

Vincenzo Ottaviano nel suo trabucco.


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